Gli ex dell’ex

I giorni dopo gli esami: gli ex degli altri licei

IL DANARO – domenica 1* luglio 2012

Che cosa hanno in comune il direttore generale designato della Rai Luigi Gubitosi, il nuovo amministratore delegato di Generali Mario Greco, il presidente della Nuova Ice Riccardo Monti?

Tutti e tre hanno una radice formativa condivisa, vengono dal Pontano, il collegio dei gesuiti di Napoli, per oltre un secolo fucina della classe dirigente espressa dal Mezzogiorno. A rappresentare Napoli e la Campania sulla scena nazionale, dal Pontano vengono personaggi come il direttore del Messaggero (e già direttore del Mattino e del Tg2) Mario Orfeo, il vice direttore del Sole 24 ore Fabrizio Forquet, il giornalista e scrittore Antonio Galdo, il presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo, l’attore Geppy Glejeses. E il 26 giugno un raduno di ex pontaniani, la cui associazione è presieduta da Franco Roberti, capo della Procura di Salerno, ha confermato il rapporto fra il Pontano e il suo territorio, dopo momenti difficili (vedere box in basso), con riconoscimenti attribuiti ad alcuni ex alunni, il “Premio personalità Pontano”, tra cui ci sono l’endocrinologa Annamaria Colao, ricercatrice di fama internazionale e lo scrittore di bestseller Maurizio De Giovanni. Molti ex pontaniani occupano posizioni di rilievo a Napoli: dal capo della Dda Rosario Cantelmo all’ex preside della facoltà di Architettura dell’Ateneo Federiciano Uberto Siola, coordinatore del prossimo World Urban Forum di Napoli; dal pro rettore della Seconda Università Mario Mustilli, al presidente dei notai di Napoli, Nola e Torre Annunziata, Antonio Areniello; dal giurista Pietro Perlingieri (fondatore dell’Università del Sannio) al neurologo Leonardo Bianchi.

Ministri, magistrati, docenti universitari, diplomatici, giornalisti, ricercatori, scrittori: gli istituti superiori di Napoli e della sua provincia hanno dato molto alla città e al Paese, a cominciare dal liceo Umberto, frequentato fino al 1941 dall’attuale Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Sui banchi del liceo di via Carducci si formano anche Filippo Patroni Griffi, ministro della Pubblica amministrazione nell’esecutivo guidato da Mario Monti, gli ambasciatori Pasquale Terracciano (consigliere diplomatico di Palazzo Chigi) e Raffaele Di Lutio (rappresentante dell’Italia in Lussemburgo), il ricercatore Andrea Ballabio (direttore del Tigem – Istituto Telethon di Genetica e Medicina e ordinario di Genetica medica alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli), i registi Francesco Rosi e Mario Martone, gli scrittori Raffaele La Capria ed Erri de Luca, l’ex sindaco di Firenze e ora eurodeputato del Pd Leonardo Domenici, il magistrato Ilda Boccassini, pubblico ministero alla Procura di Milano. E dall’Umberto provengono anche Giuseppe Castagna, direttore generale del Banco di Napoli, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Marcello Martini, il direttore generale di Fondimpresa Michele Lignola (di recente tornato alla direzione generale dell’Unione industriali di Napoli) e Sandro Petrone, inviato del Tg2 Rai, che poi completa il suo percorso al liceo Genovesi, in Piazza del Gesù, lo stesso liceo dove si diploma anche Giancarlo Lanna, presidente della Simest, la società che assiste le imprese italiane che investono all’estero.

L’ex ministro del Bilancio e attuale componente della direzione nazionale dell’Udc, Paolo Cirino Pomicino, si diploma al liceo Giamb. De La Salle, scuola di ispirazione cattolica del rione Materdei, suo quartiere natale. L’ex ministro dell’Interno e del Lavoro, Enzo Scotti, sottosegretario agli Esteri con delega alle piccole e medie imprese durante il governo Berlusconi, frequenta il liceo all’Istituto Calasanzio, di via Donnaregina, dove studia anche Piero Gaeta, legale esperto in internazionalizzazione delle imprese e cofondatore insieme al padre Ugo e ai fratelli Carlo, Giulio e Guido dello studio legale Avvocato Gaeta, società di avvocati d’affari di respiro internazionale nata a Napoli. L’attuale Guardasigilli Paola Severino studia invece al Mercalli, altro liceo di grandi tradizioni del quartiere Chiaia, lo stesso istituto in cui si diploma Antonio Giordano, ricercatore di fama internazionale, presidente e fondatore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Filadelfia. Sui banchi del Mercalli si formano anche Marco Zigon, presidente della Getra, industria di rilievo internazionale che ha prodotto il più grande trasformatore elettrico d’Europa, realizzato per la Grecia, e Ambrogio Prezioso, già presidente dell’Acen, l’associazione dei costruttori di Napoli e attualmente numero uno di Afm Edilizia, ente nazionale di formazione del settore edile.

Amedeo Manzo, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli (Bcc) si prepara ai suoi futuri impegni studiando ragioneria al Mario Pagano.

Dal quartiere Chiaia al Vomero, città nella città dove negli anni Cinquanta si trasferisce la borghesia emergente e dove apre i battenti il liceo Sannazzaro che ha tra i suoi ex alunni il Governatore della Campania Stefano Caldoro, l’editore Diego Guida e anche l’ex presidente di Confindustria Antonio d’Amato. Al liceo Pansini, sempre al Vomero, studia Gennaro Sangiuliano, attuale vice direttore del Tg1. Alcuni anni dopo anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, si diploma nello stesso liceo di Piazza Quattro Giornate. Massimo Milone, caporedattore della sede Rai della Campania e responsabile dei servizi giornalistici, si diploma invece al VI liceo scientifico. Il presidente di Federterme, Costanzo Iannotti Pecci, è allievo di un altro istituto vomerese, il liceo scientifico Galileo Galilei, che apre i battenti nella zona di corso Europa, “anche se quando io ho iniziato le scuole superiori – ricorda il numero uno degli imprenditori termali italiani – era ancora una sezione distaccata del Mercalli”.

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Al liceo Garibaldi di Piazza Carlo III studia invece Maurizio Maddaloni, imprenditore turistico, attuale presidente della Camera di Commercio di Napoli e numero uno di Confcommercio Campania (ma anche

l’attrice soubrette Ada DE ROSA,

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l’oncologo Giuseppe D’AIUTO,

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il parlamentare On. Antonio BASSOLINO,

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il cardiologo di fama mondiale Angelo AURICCHIO,

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l’On. Riccardo DI PALMA,

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gli odontoiatri Antonio ANNUNZIATA e Francesco BATTISTA,

il Presidente della Repubblica Giovanni LEONE,

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il ricercatore Antonio  LACAVA,

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l’attrice Miriam CANDURRO,

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il capo ufficio stampa del Napoli Carlo IULIANO,

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il fondatore del Centro di ricerche aerospaziali di Capua Luigi Gerardo NAPOLITANO,

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lo scienziato Giorgio PUNZO,

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uno tra i paper artists più apprezzati al mondo Andrea RUSSO,

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la poetessa Francesca SANTUCCI,

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l’attrice Lina SASTRI,

sastri

gli scrittori Domenico STARNONE ed Enzo STRIANO,

la cantante Valentina STELLA,

stella

il canoista olimpico Davide TIZZANO,

tizzano

il giornalista RAI Mario FINAMORE

  e tanti altri che non è possibile qui nemmeno ricordare!).

Anche la provincia di Napoli vanta ex liceali illustri e strutture formative di eccellenza. Al liceo scientifico Torricelli di Somma Vesuviana studia Paolo Scudieri, patron del Gruppo Adler, multinazionale specializzata nei componenti in plastica per l’automotive, secondo operatore mondiale del settore.

Il presidente del Cnr Luigi Nicolais, già ministro per l’Innovazione nel governo Prodi, si diploma invece al liceo classico De Bottis, di Torre del Greco. E nello stesso istituto frequentato da Nicolais, studiano anche Ermanno Corsi, già presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania e per anni volto noto del Tg 3 della Campania, e Roberto Rizzo, ordinario di Impianti industriali all’Università di Parma.

Giornale numero: IV – Pagina: 5




da Repubblica

Storia del liceo Garibaldi, l’integrazione tra il centro e la periferia

Ragazzi bene e figli di operai uniti da una tensione ideale. Il classico di via Carlo Pecchia fu fondato agli inizi del ‘900 come succursale del Vittorio Emanuele. Divenne ben presto la via d’accesso all’istruzione dei figli degli operai che arrivavano dopo lunghi viaggi in autobus

di TIZIANA COZZI

Sulla linea di confine. Al limite tra la città e la periferia. Sospeso tra i margini e la storia. Dalle finestre del primo piano del liceo classico “Giuseppe Garibaldi” si intravede l’Albergo dei poveri, un pezzo di memoria importante della città. Tre secoli di imponenza, 400 stanze e migliaia di vicende umane consumate tra quelle mura e narrate da grandi scrittori. A un passo, piazza Carlo III. Poco distante Capodichino, il ponte della tangenziale, l’Arenaccia, i Ponti Rossi. Il Garibaldi se ne sta in un angolo di quella piazza secolare, in una piccola strada, via Carlo Pecchia, meglio conosciuta come via Carlo Pacchia, così ribattezzata diversi anni orsono da un gruppo di studenti “creativi”.  La collocazione della scuola, nata ai primi del Novecento come succursale del Vittorio Emanuele, non è casuale. Quell’insistere in un luogo così particolare, mentre alle spalle incombe la periferia, ha concesso al Garibaldi un’eredità: diventare ben presto spartiacque, finestra sulla modernità e baluardo della tradizione. Il liceo è un edificio di tre piani. Nel 1902 l’esuberante popolazione scolastica del Vittorio Emanuele venne divisa, una parte nella struttura della Maddalena, nell’area della Duchesca, un’altra collocata qui, a piazza Carlo III. Ben presto il Garibaldi divenne la via d’accesso all’istruzione per i figli degli operai di Acerra e insieme palestra di vita e cultura per chi proveniva dalle famiglie agiate del centro di Napoli. Ragazzi perbene, ogni giorno in classe con camicia bianca e cravatta scura, la divisa del liceale modello. Seduti assieme ai giovani della provincia che a quelle aule approdavano con i primi viaggi in autobus verso la grande città.  L’accoglienza consentì la dialettica tra mondi diversi. E fece nascere quello che negli anni Ottanta fu un avamposto di incontri sulla legalità, aperto agli interventi dei giuristi e dei nomi istituzionali del tempo. In queste aule entrò d’improvviso negli anni Ottanta il movimento antimafia, si sollevarono le coscienze, i giovani cominciarono a partecipare. Fuori, la mattanza di camorra faceva omicidi eccellenti. Gli studenti si organizzarono, creando una rete con le scuole di piazza Garibaldi: “l’onda” arrivò nelle aule della zona industriale, si allargò a Gianturco, San Giovanni, arrivò a lambire il sindacato. “Ricordo l’omicidio di Giancarlo Siani e la mobilitazione a Torre Annunziata con 5000 persone. Fu difficile coinvolgere i ragazzi delle scuole locali, ma alla fine ci riuscimmo”, dice Giovanni Rossi, ex studente. Da qui mosse i primi passi l’associazione degli studenti napoletani contro la camorra. Una forte tensione ideale condivisa con ospiti illustri delle affollatissime assemblee d’istituto come don Riboldi, Giorgio Napolitano, Luciano Violante. Una rappresentanza degli “studenti contro la camorra” fu ricevuta da Sandro Pertini al Quirinale. Sono anni in cui gli alunni studiano per capire anche quello che succede intorno. Un sentire che nemmeno oggi si è perduto, rimasto più attuale che mai. E che ora si attua nella cogestione degli studenti. “La prima esperienza di successo – racconta la preside Laura Colantonio – l’attuammo otto anni fa. Ancora oggi resiste e fa partecipare con entusiasmo i ragazzi”. Una settimana all’anno gli studenti organizzano eventi sulla fotografia, la comicità, la pubblicità, con la supervisione dei docenti. “Ora è in programma l’apertura della scuola al territorio”. Ancora una volta, come trent’anni fa. “Stiamo pensando a incontri sulla coscienza civile e la partecipazione all’attualità” dice la vicepreside Tiziana Rossi.  Forte anche il legame con chi da questa scuola è andato via da tempo. Gli ex alunni si incontrano spesso. E organizzano il “certamen garibaldinum”, cimentandosi in gare di traduzione dal latino. Resta il ricordo di professori come “Franz” Francesco Amato, docente di filosofia alla metà degli anni Settanta, amatissimo dagli studenti per l’umanità e la competenza. Qui hanno studiato politici come Antonio Bassolino, fotografato agli incontri dell’associazione degli ex alunni, e Diego Belliazzi, il magistrato Bruno D’Urso, l’attrice Lina Sastri.  Tra loro, anche Paoletta Cannavacciuolo, protagonista del racconto di un’ex alunna, Francesca Santucci, ispirato al liceo Garibaldi e vincitore di un concorso letterario. La storia di un insufficiente rendimento scolastico e relativo abbandono della volenterosa ma poco dotata Paoletta, figlia di “proletari benestanti”, padre carnacottaro con bancone al corso Garibaldi e madre venditrice di olio, olive e capperi. L’emancipazione, per lei, non arriverà. Poco dotata per lo studio dei classici, Paoletta abbandona con sommo dispiacere il liceo per dedicarsi alla bottega di “mammà”.

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